GUIDA VOUCHER LAVORO ACCESSORIO

FONTE
Decreto Legislativo 185/2016 – “Decreto Correttivo Jobs Act ” Voucher

OGGETTO: Il “Lavoro Accessorio” è una particolare modalità di prestazione lavorativa la cui finalità è quella di regolamentare quelle prestazioni lavorative, definite appunto ‘accessorie’, che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario, e tutelare situazioni non regolamentate.
Il pagamento avviene attraverso ‘buoni lavoro’  (voucher).

Il valore netto di un voucher da 10 euro nominali, in favore del lavoratore, è di 7,50 euro e corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione, salvo che per il settore agricolo, dove, in ragione della sua specificità, si considera il contratto di riferimento.
Sono garantite la copertura previdenziale presso l’INPS e quella assicurativa presso l’INAIL.
Si precisa che lo svolgimento di prestazioni di lavoro accessorio non dà diritto alle prestazioni a sostegno del reddito dell’INPS (disoccupazione, maternità, malattia, assegni familiari ecc.), ma è riconosciuto ai fini del diritto alla pensione.

A CHI È RIVOLTO:
I prestatori (lavoratori) che possono accedere al lavoro accessorio sono:
· Pensionati
· Studenti nei periodi di vacanza o di chiusura delle scuole (Es. Sabato e Domenica)
I giovani debbono, comunque, aver compiuto i 16 anni di età e, se minorenni, debbono possedere autorizzazione alla prestazione di lavoro da parte del genitore o di chi esercita la potestà genitoriale.
· Percettori di prestazioni integrative del salario o sostegno al reddito
cassintegrati, titolari di indennità di disoccupazione ASpI, disoccupazione speciale per l’edilizia e i lavoratori in mobilità;
· Lavoratori in part-time
con esclusione della possibilità di utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale.
· Altre categorie di prestatori
inoccupati, titolari di indennità di disoccupazione Mini-ASpI e Mini-ASpI 2012, di disoccupazione speciale per agricoltura, lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti pubblici e privati.
· I prestatori extracomunitari
possono svolgere attività di lavoro accessorio se in possesso di un permesso di soggiorno che consenta lo svolgimento di attività lavorativa, compreso quello per studio.

In base a quanto disposto dalla vigente normativa è possibile utilizzare i buoni lavoro in tutti i settori di attività e per tutte le categorie di prestatori.

Attenzione: Fa eccezione il settore agricolo in cui il lavoro accessorio è ammesso con particolari modalità

VANTAGGI:
Il committente può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto.
Il prestatore può integrare le sue entrate attraverso queste prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.
È, inoltre, cumulabile con i trattamenti pensionistici e compatibile con i versamenti volontari.

LIMITI DI CARATTERE GENERALE:
I compensi complessivamente percepiti dal prestatore non possono superare 7000 euro netti (9.333 euro lordi) nel corso di un anno civile con riferimento alla totalità dei committenti.

Le prestazioni rese nei confronti di imprenditori commerciali e liberi professionisti non possono superare 2.020 € netti (2.693 € lordi) per ciascun committente, fermo restando il limite di 7.000 euro netti, (9.333 euro lordi).

Per prestatori percettori di misure di sostegno al reddito il limite economico è di 3.000 euro  complessivi per anno civile, con riferimento alla totalità di committenti, che corrispondono a 4.000 euro lordi.

COSA DEVE FARE IL COMMITTENTE
Una doppia comunicazione: preventivamente all’INPS per l’acquisto e la gestione dei voucher; all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) competente, secondo il luogo della prestazione lavorativa, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione o di una variazione di comunicazione già inviata, attraverso modalità telematiche, ivi compresi sms (non ancora attivo alla data odierna) o posta elettronica (attiva), i dati anagrafici e il codice fiscale del lavoratore nonché il luogo della prestazione lavorativa.

Qualora il prestatore svolga l’attività in un’unica giornata ma con due fasce orarie differenziate non è obbligatorio effettuare due comunicazioni distinte ma può bastare un’unica comunicazione che specifichi gli orari in cui il lavoratore sia impiegato.

Variazioni orari post comunicazione effettuata

Le variazioni e le modifiche devono essere comunicate almeno sessanta minuti prima delle attività cui si riferiscono.
Nello specifico si individuano alcune ipotesi:
1. se cambia il nominativo del lavoratore o il luogo della prestazione, la comunicazione va fatta almeno 60 minuti prima dell’inizio della attività lavorativa;
2. anche se si anticipa l’orario di inizio della prestazione, la comunicazione va fatta almeno 60 minuti prima del nuovo orario;
3. se, invece, si posticipa l’orario di inizio della prestazione la comunicazione va fatta entro 60 minuti prima del nuovo orario;
4. se il lavoratore prolunga il proprio orario di lavoro rispetto a quanto già comunicato, la comunicazione va fatta prima dell’inizio dell’attività lavorativa ulteriore;
5. se il lavoratore termina anticipatamente l’attività lavorativa, la comunicazione va fatta entro i 60 minuti successivi;
6. infine, se il lavoratore non si presenta, la comunicazione va fatta entro i 60 minuti successivi all’orario di inizio della prestazione già comunicata.

Inoltre, il committente ha l’obbligo di verificare il non superamento del limite economico da parte del prestatore.
A tal fine, dovrà richiedere al prestatore una dichiarazione in ordine al non superamento degli importi massimi previsti, riferita sia ai voucher riscossi nell’anno solare che a quelli ricevuti dallo stesso o da altri committenti e non ancora riscossi.

L’acquisizione di tale dichiarazione costituisce elemento necessario e sufficiente ad evitare, in capo al datore di lavoro, eventuali conseguenze di carattere sanzionatorio.

SANZIONI:
La mancata comunicazione all’INPS prevede l’applicazione della ‘maxisanzione’, per lavoro sommerso.
La mancanza della comunicazione è punita con la sanzione amministrativa da 400 a 2.400 euro.

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