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PRELIEVI DA CONTO – Presunzione di ricavi in nero

Gli imprenditori individuali e le società di persone in contabilità semplificata che hanno prelevato – prima del 3 dicembre 2016 – somme dal conto corrente senza essere in grado di indicare al Fisco il beneficiario, rischiano di subire un accertamento fiscale. Infatti, non potrà essere applicata retroattivamente la nuova disposizione del decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2017 (D.L. n. 193/2016), che ha previsto la limitazione della presunzione, secondo la quale i prelevamenti non giustificati equivalgono a ricavi in nero. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate in risposta ad alcuni quesiti.

L’intervento del legislatore del decreto fiscale è stato necessario al fine di “disinnescare” – sia pure per il futuro – la presunzione prevista dall’art. 32, comma 1, n. 2), D.P.R. n. 600/1973. A seguito dell’intervento della Corte Costituzionale la disposizione è applicabile esclusivamente nei confronti degli esercenti attività d’impresa.

L’ambito applicativo è circoscritto ai contribuenti in contabilità semplificata. Infatti uno dei presupposti affinché la disposizione sia applicabile riguarda la somma prelevata che non deve risultare dalla contabilità. Non si può escludere completamente, però, che la presunzione non sia applicabile anche nei confronti degli imprenditori in contabilità ordinaria, essendo sufficiente che il prelevamento non sia correttamente contabilizzato. Affinché scatti l’applicazione della presunzione in rassegna è necessaria anche un’ulteriore condizione che deve sussistere contestualmente. L’imprenditore che ha prelevato la somma di denaro non deve essere in grado di indicare il beneficiario.

L’imprenditore che preleva giornalmente importi non superiori a 1.000 euro e, nel mese, importi che complessivamente non superano 5.000 euro, non sarà tenuto a fornire alcuna spiegazione al Fisco. Pertanto non sarà necessario indicare chi sia stato il beneficiario delle somme.

In altre parole il legislatore ha inteso stabilire che, sia pure entro i due limiti, le somme prelevate sono destinate alle esigenze personali e familiari dell’imprenditore.
Si è posto così il problema se i limiti fossero o meno validi anche per il passato. A tale proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito come i due limiti, che sono in grado di “spiegare” i prelievi di denaro contante, hanno valore solo a partire dalla data di entrata in vigore della predetta legge di conversione, quindi dal 3 dicembre 2016.